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“Vita di Pi” di Yann Martel

Abbandonato su una mensola da un bel po’ di tempo, giaceva ‘Vita di Pi’. La trama, un naufrago su una scialuppa in compagnia di una tigre, non mi attirava molto, ma quando ho cominciato a sfogliarlo mi sono dovuta ricredere.


Tanto per cominciare, l’autore sostiene si tratti di una storia vera, della quale è venuto a conoscenza durante un viaggio in India, quando in un bar incontrò un vecchio dagli occhi chiari che disse di conoscere un racconto che gli avrebbe fatto credere in Dio. L’autore riuscì a mettersi in contatto con il protagonista della vicenda e a convincerlo a incontrarlo, per farsi raccontare la sua storia.



La narrazione si svolge in prima persona. Pi ci racconta la sua vita fin dall’inizio, quando gli viene dato il nome di una piscina di Parigi per via della profonda stima che il padre nutre per un caro amico, ex nuotatore professionista. Così ‘Piscine Molitor’ è costretto a subire per tutta l’infanzia varie storpiature offensive del suo nome da parte degli altri bambini, fino al giorno in cui con un gesto coraggioso, riesce a imporre l’uso del soprannome Pi.


Altra particolarità del ragazzo è il suo fervore religioso, che lo porta a praticare più culti contemporaneamente. Dapprima indù come la sua famiglia, ma poi la conoscenza di un prete lo avvicina a quello cristiano e successivamente avviene la stessa cosa per quello musulmano grazie a un imam. Nel suo desiderio di avvicinarsi a Dio interpreta in modo personale le religioni, trovando in ognuna un pezzetto della sua fede sconfinata.



Il padre di Pi è il proprietario dello zoo di Pondicherry, sulle coste orientali del sud dell’India e  il ragazzo cresce in mezzo agli animali, osservando il loro comportamento, le loro abitudini, le loro interazioni e i loro linguaggi, traendone conclusioni ben lontane dagli ideali romantici comunemente diffusi.


Un giorno però, quando Pi ha sedici anni, il padre decide di vendere lo zoo e trasferire la famiglia in Canada. Durante la traversata dell’oceano, il mercantile sul quale viaggiano insieme ad alcuni animali che averebbero dovuto essere venduti in America, fa naufragio e Pi si ritrova su una scialuppa di salvataggio, in compagnia soltanto di una zebra, un orango, una iena e un giovane maschio di tigre del Bengala, di nome Richard Parker. Rimarrà in balìa degli elementi per duecentoventisette giorni, tra atroci sofferenze, lottando per la sopravvivenza.


Una storia semplice ma molto originale, a tratti surreale, in cui si alternano momenti di estrema violenza ad altri di profonda riflessione spirituale, la meraviglia e l’orrore che accompagnano la vita, gli impellenti bisogni fisici e l’elevazione dell’anima. Pi riuscirà a sopravvivere grazie alla sua intelligenza e al suo coraggio, grazie alle preghiere e alla sua fede in un Dio di cui riesce sempre ad avvertire la presenza. Anche la compagnia di Richard Parker, inizialmente fonte di terrore, col trascorrere dei giorni diventerà motivazione a resistere per prendersene cura.


Un po’ romanzo d’avventura, nelle descrizioni accurate della vita sulla scialuppa e le strategie più o meno cruente per procurare cibo e acqua per lui e per la tigre, nelle immagini splendide e terribili di un oceano sempre mutevole con lo scorrere delle ore o al passaggio delle perturbazioni, all’apparenza deserto ma in realtà brulicante di vita. Un po’ romanzo allegorico, in cui solo alla fine emerge tutta la drammaticità della lotta disperata per non soccombere, lotta contro gli elementi, le privazioni e i pericoli ma soprattutto contro la paura, unico vero avversario, la sola a poter sconfiggere la vita.

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