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“L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery

E’ vedova da dieci anni e la sua unica compagnia, oltre al gattone Lev, chiamato così in omaggio a Tolstoj, è Manuela, domestica portoghese di una delle famiglie che abitano lo stabile, con cui due volte alla settimana prende un te’ nella sua guardiola.
Profondo amore per la Cultura, quindi, coltivato da autodidatta e all’insaputa di tutti, Renée sta ben attenta a non far trasparire nulla della sua vera natura, a non infrangere le abitudini mentali e i pregiudizi dei ricchi inquilini del palazzo, che vorrebbero l’intelligenza e l’erudizione appannaggio della borghesia, mentre le portinaie destinate ad essere brutte, bisbetiche e piuttosto ottuse.

Renée finisce per recitare la parte che la vita le ha destinato, ma in realtà osserva la buffa e varia umanità che la circonda e ne trae spunto per riflessioni filosofiche, consapevole di essere “anomalia di un sistema che per questo si rivela grottesco e del quale, ogni giorno, mi burlo sottovoce nella mia interiorità inaccessibile a chiunque“.


Nel palazzo abita Paloma, 12 anni, intelligentissima, vive in una famiglia molto ricca ma falsa ed egoista e anche lei dissimula mediocrità per quieto vivere. Profondamente disillusa e convinta che la vita di ognuno sia destinata ad essere senza senso e assurda, programma nei minimi particolari il suo suicidio, che vuole mettere in atto il giorno del suo tredicesimo compleanno.


Due intelligenze fuori dal comune, che ignorano la vera natura una dell’altra e che finiranno per incontrarsi grazie al trasloco nel palazzo di un nuovo condomino, un distinto signore giapponese di nome Kakuro, così diverso dagli altri inquilini. Sarà proprio questa novità a cambiare gli equilibri, portando alla luce il drammatico passato di Renée, che ci fa comprendere le ragioni profonde del suo ostinato isolamento e della sua costante messa in scena.


“L’eleganza del riccio” è un romanzo delicato e profondo, che tocca diverse tematiche affrontandole sempre in maniera ironica. Quando i passaggi si fanno più dolorosi, riesce ugualmente a strapparci un sorriso, anche se amaro.


Il personaggio di Renée ci invita a riflettere sulle disuguaglianze sociali, ancora così radicate, su quanto le origini condizionino un’esistenza, sugli stereotipi che ingabbiano l’anima. Tuttavia, invece che abbandonarsi alla disperazione, alla rabbia e alla violenza, dopo essersi “appropriata di queste armi prodigiose che sono i libri e le parole“, trova le risorse per elevarsi al di sopra delle pulsioni aggressive della specie umana.


Entrambe le protagoniste  principali sono impegnate in una ricerca filosofica, che dà spessore alla storia e lascia intuire la personalità dell’Autrice, che infatti è Docente di Filosofia. Ricerca filosofica e ricerca di “grazia, bellezza, armonia, intensità“, “qualcosa che sia abbastanza estetico da dare valore all’esistenza“.



Ciascun personaggio, a suo modo e secondo i differenti percorsi personali, troverà i suoi attimi di eternità, le sue camelie sul muschio del tempio, ovvero la capacità di vedere la grandezza nelle piccole cose, di cogliere la bellezza fugace dell’istante. Momenti in cui il tempo sembra fermarsi, perché “le grandi cose, come le altre, sono destinate a morire“, mentre “le piccole cose, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell’attimo una gemma di infinito“.

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