CulturaLetteratura

“La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano

Il suo corpo imperfetto la fa sentire diversa dalle sue coetanee e non riesce a creare legami con nessuno. Presto si aggiunge l’anoressia e l’eccessiva magrezza esaspera la sua aria sofferente. I suoi genitori, benestanti ma troppo presi dai loro problemi per accorgersi del profondo disagio della figlia, la fanno sentire ancora più sola, incompresa e sotto pressione. L’unica ad avvicinarsi ad Alice sarà Viola, una compagna di classe aggressiva e problematica, che finirà per essere solo un’ulteriore fonte di dolore.


nche Mattia è un bambino molto solo, emarginato per via della gemella Michela, che è handicappata. Un giorno vengono invitati a una festa di compleanno ma Mattia, imbarazzato all’idea di dover portare anche Michela, la abbandona in un parco con la promessa di tornare presto a prenderla. Quando si fa sera e Mattia torna sui suoi passi, però, Michela è sparita senza lasciare traccia. Le ricerche non porteranno a nulla e lei non sarà mai più ritrovata, lasciando il gemello in un abisso di dolore e di senso di colpa, amplificati dalla freddezza dei rapporti familiari. Mattia compie continui atti di autolesionismo ferendosi braccia e mani e nessuno sembra in grado di aiutarlo, nemmeno Denis, il solo compagno di classe a cercare la sua amicizia. Ma Denis è omosessuale, si innamora di Mattia e la delusione per non essere corrisposto lo porterà ad allontanarsi da lui.


Gli episodi dell’infanzia segneranno profondamente Alice e Mattia, che durante l’adolescenza si conosceranno, attratti dall’alone di stranezza e solitudine che li circonda entrambi. Tra loro si crea un rapporto strano, “un’amicizia difettosa e asimmetrica, fatta di lunghe assenze e di molto silenzio”. Un’amicizia che a un certo punto Mattia, genio della matematica,  paragona ai numeri primi gemelli, ossia coppie di numeri primi che si trovano lungo la serie dei numeri naturali ma che sono sempre separati da un numero pari. Come l’11 e il 13, o il 41 e il 43. I matematici li considerano speciali, perché man mano che le cifre crescono, i primi gemelli sono sempre più rari ma per quanto si vada avanti a contare, ve ne saranno sempre altri due, “soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero”.


 Alice e Mattia finiranno anche per innamorarsi, ma non riusciranno mai a dirselo, si fraintenderanno e l’unico gesto che potrebbe esplicitare il sentimento sarà un bacio, non sufficiente ad abbattere il muro di incomunicabilità che li separa irrimediabilmente.


L’Autore ci presenta personaggi problematici e complessi, ognuno  con il suo carico di dolore, che pur con origini e percorsi diversi, finisce per produrre gli stessi risultati. Riesce a farci cogliere la loro essenza con l’immagine di uno sguardo, un gesto o la sua mancanza, un silenzio. Silenzio che Giordano ha la capacità di raccontare, di riempire il vuoto apparente con le mille emozioni che in realtà lo abitano, di descrivere rapporti basati proprio sulla mancanza di comunicazione. Le atmosfere rarefatte di certi passaggi trasmettono benissimo le sensazioni di solitudine e chiusura dei personaggi. Persino il distacco con cui vengono descritti i momenti di maggior tormento e violenza, contribuisce a farci sentire quanto i protagonisti rifiutino il mondo e allo stesso tempo ne siano rifiutati.


Un romanzo che ho apprezzato tantissimo, veramente ben scritto, profondo e originale nell’affrontare il tema dell’incomunicabilità universale, nel portare alla luce personaggi che di solito restano nell’ombra, nel descrivere situazioni ed emozioni scomode. Un romanzo che lascia l’amaro in bocca e la triste consapevolezza che purtroppo, a causa dei problemi che affliggono le persone, spesso non solo i rapporti con gli altri non sono un rimedio, ma anzi finiscono per essere difficili se non impossibili, anche quelli che avrebbero potuto essere importanti, profondi e appaganti.

Mostra ancora

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

Notificami
avatar
Close
Close