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La paranza dei bambini

Leggere “”La paranza dei bambini””, l’ultimo romanzo di Roberto Saviano, pubblicato a novembre 2016 da Feltrinelli, è un pugno nello stomaco. L’autore si ispira alla cronaca recente e in particolare all’inchiesta condotta dai PM Woodcock e De Falco su un gruppo criminale composto prevalentemente da minorenni (e ribattezzato proprio così, “”la paranza dei bambini””), attivo nella zona di Forcella e del centro storico di Napoli, che avevano l’obbiettivo di mettere le mani sulle attività illecite, con ogni mezzo e con inaudita violenza.

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I protagonisti del racconto sono quindicenni, quasi tutti con famiglie normali, che passano i pomeriggi come tutti i loro coetanei, tra motorini, selfie e scarpe da ginnastica. Osservano l’eleganza e l’ostentazione delle persone che frequentano un locale alla moda sul lungomare di Posillipo e in particolare Nicolas, che ne è attratto fin da bambino, promette a sé stesso che farà qualsiasi cosa pur di poterci entrare, per stare nel posto frequentato da quelle che per lui sono le persone che contano, per essere il tipo di uomo che spera di diventare. L’occasione si presenta quando un affiliato a un clan cerca dei ragazzi disposti a spacciare per suo conto. Per dei ragazzi cresciuti circondati dal mondo criminale, non è importante come fare soldi. L’importante è farne tanti e senza fatica, per spenderli in bei vestiti, scarpe, orologi e serate a base di champagne nel locale.
A Nicolas, però, non basta guadagnare: lui vuole comandare. Non solo sulla sua paranza, di cui è il capo indiscusso, ma anche sul territorio, lasciato libero dai boss incarcerati e privi di potere. Per ottenere il suo scopo, trascinerà il gruppo in un’escalation criminale sempre più feroce e sanguinaria. Nicolas convince uno dei boss ad armarli e dopo essersi allenati a sparare con i videogiochi ed essersi istruiti con i video di Youtube (“”che è il maestro sempre. Quello che sa, che risponde””), sono pronti per correre a cavallo dei loro motorini, sparando a vetrine e finestre, terrorizzando il territorio, che si piega alle loro estorsioni e minacce.

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Saviano in un’intervista dichiara che questo “”è un libro che decide di raccontare ciò che è sotto, ciò che è nascosto, ciò che è ombra. Tutto ciò che non si vuole vedere su chi ha dai dieci ai diciassette anni. E’ il racconto di dove stiamo andando e dove stiamo andando è terribile””. Ragazzi il cui unico scopo è avere tanti soldi per poter ostentare ricchezza, per “”appagare ogni desiderio al di là di qualsiasi bisogno””. Adolescenti che guardano alla criminalità come modo più semplice e veloce per avere denaro a disposizione, disposti a tutto pur di ottenerlo, senza paura della morte. “”Non sono mostri, non sono esseri disumani””, spiega l’autore, “”eppure fanno mostruosità e si comportano in maniera disumana””.
Sono giovani che fin da bambini assistono a sparatorie, rapine, spaccio ed estorsioni, il tutto coperto dall’omertà degli abitanti. La scuola non riesce ad essere un punto di riferimento. I genitori (quando ci sono), anche se sospettano che qualcosa non va, come la mamma di Nicolas, che dice di suo figlio: “”Quello tiene pensieri in mente che mi fanno paura. Ecchè non li vedo quei pensieri? Uno appresso all’altro, brutti, cattivi, comme se avess’ ‘a vendica’ ‘nu tuorto””, tuttavia non riescono a fermarli. Quando i ragazzi cominciano a guadagnare in un giorno la stessa cifra per cui i loro genitori devono spezzarsi la schiena per un mese, pensano addirittura “”di aver capito come si sta al mondo assai più di loro, di essere più saggi, più adulti. Si sentivano più uomini dei loro padri.”” Sorelle e fidanzate invece sono orgogliose del fatto che finalmente i loro “”uomini”” contano qualcosa. Una mentalità aberrante, che tocca il culmine nella figura di Nicolas, personaggio carismatico e dalle idee chiare, che divide il mondo in fottuti e fottitori e sa benissimo da che parte stare. Nessuna pietà, solo ferocia e crudeltà per comandare, per farsi obbedire, per farsi temere. Nel suo delirio arriva ad esprimere stima per gli jihadisti che si fanno esplodere, perché secondo lui, chi non ha paura di morire e semina il terrore, merita rispetto.

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Saviano sostiene che Napoli sia solo una metafora, che le periferie delle metropoli di tutto il mondo sono piene di giovani senza un futuro, “”senza alcuna speranza di esistere se non giocandosi la vita”” e pronti a tuffarsi nella criminalità pur di avere un’alternativa. Periferie fatte di palazzi tutti uguali, “”sistemati con una geometria ipocrita, che vuole definire uno spazio di vita e invece rinchiude. Come una cella.””
Conoscere le storie di questi bambini, per Saviano “”significa poter dare al lettore la possibilità di salvarli, la possibilità di salvarsi.”” Perché “”questi ragazzi non sono che la sintesi di una generazione che non può fare altro che sparare prima di essere sparata””.

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