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Intervista al chitarrista Vitantonio Mastrangelo

Chi è Vitatontonio Mastrangelo, scopriamolo da lui stesso il suo curriculum, prego Vitantonio…
Sono un musicista romano, nato in Puglia. Ho suonato per quasi 10 anni metal-hardcore nella band In Cold Blood. Ho studiato jazz nelle principali accademie e conservatori di Roma e dintorni. Attualmente suono in vari progetti, tra i quali, quello con Patrizia Pellegrino. Per le mie composizioni sulla sei corde, prediligo la chitarra con le corde di nylon elettrificabile.
Hai delle influenze musicali alle quali ti ispiri oppure pensi che il tuo sia un genere molto personale?
Delle ispirazioni musicali esplicite non ci sono. Ascolto una grande quantità e varietà di musica  e questo senza dubbio influenza le mie composizioni. Per questo album ho cercato di riprodurre da solo le sonorità delle band post-rock, delle composizioni per le colonne sonore e di un certo filone della musica elettronica.
Chitarristi del presente che consigli di ascoltare?
Il chitarrista che mi ha colpito di più in assoluto ultimamente è Julian Lage. Ho anche avuto modo di apprezzarlo dal vivo. Mi piace la naturalezza e il trasporto con cui suona. Sembra provare un piacere enorme durante le sue esibizioni, un piacere contagioso.
Qual’è il tuo pensiero sui supporti usati oggi per diffondere la musica?
Credo che siano molto comodi. Non essendoci più il supporto fisico, sei in grado di avere sempre con te tutta la musica che vuoi. Certo scartare il cd e sfogliarne il booklet era piacevole. Vedo comunque che c’è un ritorno del vinile, quindi l’esigenza di avere un supporto fisico da guardare, toccare o appendere in camera ancora c’è.
Come definiresti la tua musica?
Io in genere la definisco post-acoustic o minimal, ma non amo le classificazioni. D’altro canto è molto difficile dare una definizione. Sono un musicista solista ma mi ispiro soprattutto a band e compositori di musica orchestrale o elettronica.
Un tuo pregio e un tuo difetto musicalmente parlando.
I miei pregi e i miei difetti in ambito musicale spesso coincidono. Ad esempio, sono molto spontaneo. Le idee mi escono in totale naturalezza. Mi suona una musica in testa, prendo uno strumento e la riproduco. Sono però anche perfezionista e questi due aspetti a volte contrastano tra loro. Credo che il mio pregio migliore sia che amo comporre musica per tutti. Dai miei brani voglio che emergano di più la meticolosità negli arrangiamenti e la consequenzialità tra le varie sezioni che i virtuosismi strumentali. 
Segui sempre lo stesso filone oppure spazi tra diversi generi?
Fino a qualche anno fa componevo musica in un gruppo metal-hardcore. Basta sapere questo e ascoltare le prime note di “daily life soundtrack” per capire quanto ami spaziare.

Parlaci del tuo strumento principale, se ne suoni altri, e di come costruisci il tuo suono.
Il mio strumento principale e la chitarra. La suono da quando avevo 13 anni. Fino ai 20 per me esisteva quasi esclusivamente la chitarra elettrica distorta. Poi ho iniziato a studiare musica e a scoprire altri generi e altre sonorità. Adesso suono la chitarra con le corde di nylon elettrificabile.Suono anche batteria e piano e mi piacciono molto. Trovo che molte idee creative siano suggerite dallo strumento che suoni. Vi sono alcune composizioni che suonano bene alla chitarra, ma non al piano e viceversa, chitarre adatte a riprodurre certi suoni e chitarre adatte a riprodurne degli altri. Se si vuole dare una svolta alla propria produzione creativa spesso basta solamente cambiare strumento, set o organico. 
Il set up che usi generalmente in studio, da cosa è composto?
Chitarra Yamaha NCX 700, delay boss e loop station roland, stomp-box e sonaglio da piede. In questo modo ottengo un suono delicato ma carico e accompagnato da un sostegno ritmico minimale ma efficace. Al momento mi sembra il set up giusto per sostituire da solo una bamd.
Hai recentemente pubblicato il tuo nuovo album dal titolo “Daily Life Soundtrack”, descrivicelo, raccontaci da cosa è nato e cosa ti aspetti che trasmetta al pubblico che lo ascolta.
L’album, come suggerisce il titolo, vuole essere una colonna sonora per la vita di tutti i giorni. In esso sono raccolte alcune tra le idee degli ultimi 3-4 anni, da quando sono approdato a queste nuove sonorità. L’album vuole trasmettere un senso di pace e tranquillità, accompagnare l’ascoltatore nella sua routine quotidiana, con l’esortazione a prendersi del tempo per concentrarsi profondamente sulla musica.
Immagina il tuo prossimo lavoro, vedi già cosa potrebbe essere?
Non ho ancora un’idea chiara. Ho pronte parecchie cover in finger picking e composizioni nuove in stili anche molto diversi tra loro. Probabilmente, però, nel mio prossimo lavoro suonerò un altro strumento.

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