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Tamara de Lempicka

Benvenuti miei carissimi lettori di Dreaming of Art,

questa settimana incontreremo un’altra donna speciale, una di quelle che mi stanno tanto a cuore, con quella personalità forte ed al tempo stesso fragile che nessuno si può realmente  permettere di avvicinare davvero.

Un’artista che nasce a Varsavia nel 1898, una donna  che  affermava «Avevo un principio: non copiare mai. Crea uno stile nuovo, colori chiari, luminosi; scopri l’eleganza nascosta nei tuoi modelli.» Tamara de Lempicka.Le sue opere da sempre mi hanno affascinata, nella sua arte  trovo una certa radice, un diversa somiglianza, un senso di appartenenza.

Dalle sue tele si sprigiona l’eleganza e la forza, una forza materica insolita pur non trattandosi di sculture, gli sguardi sono diretti aperti, spesso tristi, malinconici che nascondono il disagio psicologico che lei stessa vive.

Bellissime e irraggiungibili le  sue figure, fredde ma seducenti, tutto è però misurato, ordinato, immobille, posato, perfetto.

Le donne che ritrae sembrano vivere in un mondo distante ,tormentato, lo stesso mondo dell’artista.

Se pur ogni ritratto interpreta una donna diversa in realtà è sempre lei : Tamara a svelarsi sulla tela.  

In ognuna di loro c’è un pezzo di lei, che si racconta dipingendo le donne più belle del Novecento.

Il suo nome all’anagrafe era Tamara Rosalia Gurwik-Górska, i suoi genitori erano  benestanti, la madre polacca, il  padre un ebreo russo che abbandonerà  la famiglia mentre lei è ancora piccola; sarà la nonna a prendersi cura di lei e della sua educazione.

Aveva un’indole capricciosa, era determinata a diventare pittrice, ricca e famosa, sognava un futuro diverso da quello della Russia Comunista.

Attraverso la guida della nonna, con la quale viaggia in Italia e in Francia, Tamara si avvicina alla conoscenza dell’Arte ma, quando nonna Clementine la lascia, si trasferisce a San Pietroburgo, qui a soli diciotto anni sposa  l’ avvocato Tadeusz Łempicki, che durante la rivoluzione russa del 1916 viene arrestato, sarà liberato proprio grazie alle conoscenze della giovane moglie .

Vista la situazione in Russia Tamara si trasferisce a Parigi, dove inizia a studiare pittura alla Académie de la Grande Chaumiere e alla Académie Ranson, dell’arte frequentando gli artisti cubisti e futuristi,affina il suo stile personale, influenzato dall’Art Déco, ma al contempo assai originale.

Comincia a divenire famosa per  i suoi ritratti alle donne più in vista della città di Parigi, dopo avere esposto  al Salon d’Automne; da quel momento la sua vita si svolge a contatto con la mondanità parigina e nel 1928 si separa dal marito.

La sua vita è sempre al limite dello scandalo, lei è bella, è disinibita, la sua pittura fortemente visiva, sensuale e scandalosa, diventa così un personaggio determinante, come artista e come donna, nella Parigi del dopoguerra.

La sua  esistenza doveva essere  un capolavoro, una perfetta e compiuta opera d’arte.

Viaggia molto e viene in Italia più volte ospitata al Vittoriale da Gabriele D’Annunzio che non era  immune al fascino dell’ artista così particolare.

Intorno al 1930 è  famosa,  Il suo talento è ormai ampiamente riconosciuto: mostre, corteggiatori, amanti uomini e donne, vita mondana e viaggi in tutta Europa sono il suo scenario, ma come spesso accade, il suo successo è però oscurato da un’intensa forma di depressione.

All’inizio della seconda guerra mondiale si trasferisce  a Beverly Hills in California con il secondo marito, il ricchissimo barone Raoul Kuffner de Diószegh, di origine ebraiche, sposato nel 1933, poi si sposta a New York, dove continua la sua attività artistica.

Anche negli Stati Uniti diventa famosa, nella sue ville si tengono feste grandiose, e la sua arte spopola.

Dopo la morte del barone Kuffner nel 1961, si trasferisce a Houston in Texas, qui comincia ad usare la spatola al posto del pennello  e le sue nuove opere si avvicinano  all’astrattismo.

Questo suo cambiamento di stile non venne “compreso” dalla critica, tanto che la pittrice giurò di non esporre più i suoi lavori in pubblico.

Nel 1978 si trasferì a Cuernavaca in Messico, qui morì nel sonno il 18 marzo 1980 e il suo corpo venne cremato, e le ceneri vennero sparse sul vulcano Popocatepetl.

Certo è che era innata la sua capacità di creare icone, nel quadro autoritratto in Bugatti verde diventa emblema degli anni Trenta del Novecento e della liberazione femminile, un’immagine di emancipazione in cui la donna, in caschetto e guanti di daino, è legata all’automobile,  oggetto principe dell’estetica futurista.

Molti sono gli artisti internazionali che hanno subito il fascino delle opere di Tamara; Jack NicholsonBarbra Streisand la adorano , la pop-star Madonna è divenuta una grande collezionista e ha prestato i quadri dell’artista in suo possesso a musei e per l’organizzazione di eventi.

Inoltre Madonna ha usato le opere della Lempicka nei video musicali di alcuni dei suoi grandi successi, Open Your Heart nel 1987, Express Yourself nel 1989, Vogue nel 1990 e Drowned World/Substitute for Love nel 1998, durante il Who’s That Girl tour del 1987 e il Blond Ambition world tour del 1990.

Tamara de Lempicka era una donna insolita per il suo tempo, era tra le donne che in quegli anni facevano parlare il mondo attraverso il loro modo di esprimersi, andando controcorrente, osavano essere se stesse spingendosi oltre le convenzioni sociali.

Dietro ogni comportamento però esiste una logica, se pur misteriosa e nascosta ma che nei suoi quadri non sfugge all’occhio attento, la vera domanda è : “Tamara de Lempicka è mai stata felice ? “.Vi aspetto alla prossima nuova emozione con Dreaming of Art.

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